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LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA: PREFERISCI VINCERE O ESSERE FELICE?

April 28, 2019

La Comunicazione Non violenta (chiamata anche Comunicazione Empatica) si basa sul principio che sentire empatia faccia parte della nostra natura e che le strategie violente – siano esse fisiche o verbali – sono comportamenti appresi, che la cultura e società di oggi insegna e sostiene maggiormente allontanandoci da noi stessi e dagli altri. Marshal Rosenberg ha sviluppato nel 1960 un processo per trovare maggiore autenticità nella comunicazione, una maggiore comprensione, connessioni più profonde e risoluzione dei conflitti.

 

Secondo Rosenberg il linguaggio e il modo in cui usiamo le parole hanno un ruolo cruciale nel riuscire a rimanere collegati empaticamente a noi stessi e agli altri.

La Comunicazione Non violenta si basa su tre aspetti:

  • Auto-empatia, l’ascolto di se stessi

  • Empatia, ascolto dell’altro

  • Auto-espressione onesta, esprimere autenticamente il proprio sentire e bisogni

 

Il linguaggio ordinario, che inizia all’interno di ogni persona e che è basato sempre su un parere sfavorevole, è chiamato “linguaggio sciacallo”. Noi però abbiamo la possibilità di parlare un linguaggio che non giudica, che cerca di comprendere, che esprime ciò che avviene nel cuore, ciò che percepiamo, le reazioni, o l’espressione dei bisogni più profondi.  Questo linguaggio Rosenberg lo denomina “linguaggio giraffa” (non a caso la giraffa è l’animale che ha il cuore più grande).

Se il linguaggio sciacallo è un linguaggio che esige, il linguaggio giraffa è un linguaggio che chiede.

Il primo si esprime con “bisogna”, -“devi, che ti piaccia o no”, -“quello che devi fare è …”, praticamente un linguaggio che non permette alcuna scelta all'altra persona. 

 

Il linguaggio giraffa invece accoglie e libera...chiede e da’ a ogni persona l’occasione di contribuire al nostro benessere, poiché esprime ciò che avviene nel cuore; non esige niente....ma propone: “Mi piacerebbe molto che tu mi facessi …, se vuoi …..”. Il linguaggio giraffa è un linguaggio di amicizia. E’ a beneficio sia di chi parla sia di chi ascolta. Non è motivato dall’irritazione, dalla paura, dalla colpevolezza, dalla vergogna, dal desiderio di essere ricompensato, ne’ da nessun’altra motivazione negativa.

 

La Comunicazione Non Violenta si basa su abilità di linguaggio capaci di aprire un canale comunicativo autentico che ci aiuti a rimanere centrati e nell'amore anche quando la situazione attorno a noi diventa difficile da vivere. La ricerca di connessione tra gli individui è al centro di questo approccio rivoluzionario: relazioni amorevoli dove i singoli bisogni vengono riconosciuti reciprocamente, salvaguardati e soddisfatti attraverso il dare del cuore, con la consapevolezza di contribuire anche al benessere dell'altro.

Un approccio rivoluzionario verso una qualità di vita, basata su una profonda comunicazione con sé e con gli altri; una connessione tra individui che ci porta verso la reciproca soddisfazione....io avrò cura di te mentre mi occupo di me e tu farai altrettanto...questa dovrebbe essere la base della comunicazione di ogni rapporto!!!!

 

Rosenberg ha individuato per la comunicazione non violenta un processo costituito da 4 fasi:

 

1.OSSERVAZIONE DELLE AZIONI - dire ciò che osservo: È di fondamentale importanza osservare quanto succede in modo "neutro", limitandosi a descrivere quanto accade, senza interpretazioni, valutazioni, giudizi, opinioni o altro. Ad esempio un conto è dire “sei il solito disordinato”, dove è implicito il giudizio, un altro è affermare “sono due settimane che non metti in ordine la stanza”.

 

2. ESPRESSIONE DEI SENTIMENTI - dire ciò che sento: Prendere consapevolezza dei sentimenti che si provano durante l’osservazione delle azioni. Una domanda da porsi potrebbe essere “quali sono i sentimenti che provo vedendo… ascoltando…?” “quali sono i sentimenti che prova il mio interlocutore?”. I sentimenti ci informano sui nostri bisogni inappagati...un sentimento o atteggiamento negativo è spesso segno di un bisogno che non è stato ascoltato e/o soddisfatto. Un grave errore sarebbe quello di attribuire agli altri la responsabilità dei questi sentimenti negativi perchè l’origine del dolore è nel bisogno non soddisfatto, nelle aspettative non realizzate...la causa si trova in noi, nei nostri pensieri e nel modo in cui percepiamo certe situazioni (Responsabilità al 100%!!).

 

3. ESPRESSIONE DEI BISOGNI - dire cio di cui ho bisogno: Prendere consapevolezza dei bisogni che si nascondono dietro ai sentimenti, riconoscere i propri bisogni e soddisfarli chiarisce la propria realtà interiore: ciò che provo e ciò di cui ho bisogno. Ad esempio: “ho bisogno di tranquillità” e non “ho bisogno che tu stia tranquillo”; “sono arrabbiato perché non percepisco più la tua vicinanza” e non “sono arrabbiato perché mi hai abbandonato”. In questa nuova forma espressiva i nostri bisogni vengono interpretati come simili a quelli altrui: avere gli stessi bisogni altrui facilita la comprensione reciproca.

 

4. FORMULAZIONE DELLE RICHIESTE - esprimo cio che desidererei: E' importante formulare una richiesta in modo efficace. Nella richiesta c’è sempre il riconoscimento dei bisogni dell’altro altrimenti può risultare come una pretesa. Inoltre, è importante ricordarci che nella richiesta è contemplata la possibilità di chi ascolta di rifiutare quanto gli si chiede, senza paura di ripercussioni, di ripicche, senza rimanerci male.....l'interlocutore non deve avere pressioni dovute ai nostri bisogni....può rifiutare senza paura che questo abbia delle conseguenze negative come spesso accade nelle coppie (si dice spesso di si per evitare le discussioni)

 

In conclusione, la Comunicazione non violenta non è solo un processo innovativo di comunicazione, una tecnica, è qualcosa di più: un modo di stare al mondo, una filosofia di vita, finalizzata a rimanere connessi con se stessi e con gli altri. È la possibilità di dare e ricevere con gioia, ritrovando la nostra naturale empatia. Osservare quanto accade senza giudicare…riflettere su ciò che sentiamo e su ciò di cui abbiamo bisogno guardandoci dentro, esprimendo con chiarezza ciò che vogliamo senza pretendere…sono le strade da percorrere per vivere questa nuova pace interiore e per liberarci dalle relazioni tossiche.

 

 

 

 

 

 

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