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LE 5 GRANDI FERITE DELL'INFANZIA - L'UMILIAZIONE

September 15, 2019

 

Quella dell'umiliazione è una ferita che si crea dal primo anno di vita fino ai tre anni circa, quando il bambino vive la fase in cui inizia a prendere confidenza ed a doversi rendere indipendente rispetto alle sue funzioni corporali e fisiche. Per Lise Bourbeau la ferita da umiliazione è la terza seguendo l'ordine in cui secondo lei queste ferite compaiono nel corso della vita.
Solitamente, in questa fare, è la mamma quella che sta più vicina al figlio, ed è proprio da lei, o da chi la sostituisce, che il bambino percepisce un senso di imbarazzo e vergogna, strettamente collegato al corpo, alla pulizia, agli escrementi ed ai genitali. Senza rendersene conto, perchè anche a lei è toccata la stessa cosa da piccola molto probabilmente, la madre può rimproverare o sgridare aspramente il piccolo che fa le prime esperienze con le proprie feci, può parlarne con disgusto e denigrazione, facendo cosi provare al figlio la sensazione d'essere sbagliato.

I genitori del piccolo si vergognano di lui o hanno paura di averne vergogna, e lui se ne rende conto, quando si sporca, se la fa addosso, non è pulito o ben vestito, quando combina qualcosa davanti ad altre persone. A volte i genitori lo denigrano e parlano di lui agli altri, raccontando le sue marachelle, in tono disgustato e offensivo, facendolo vergognare; magari credendo così di creare un deterrente al ripetersi delle sue “malefatte”, facendolo, in realtà, sentire umiliato e screditato. Com'è possibile immaginare, un bimbo che bagna il letto di notte, sentendosi così umiliato, probabilmente accentuerà ancora di più il proprio malessere. 
Spesso succede che proprio chi ha vissuto la ferita dell’umiliazione, da grande racconti a tutti i guai in cui si cacciava da piccolo, quasi a cercare nuove occasioni per essere umiliato, o mostrando, in realtà, di umiliarsi da solo e di non rispettarsi.
Il bambino che vive la ferita dell’umiliazione si crea la maschera del MASOCHISTA.

 

Per definizione il masochista è colui che sente soddisfazione o piacere nel provare dolore e sofferenza. Il suo tentativo è quello di infliggersi da solo del male, prima che sia qualcun altro a farlo. Questa maschera è relativa al campo dell’AVERE e del FARE, anche se chi la indossa potrebbe tentare di ESSERE come vogliono gli altri. E’ comunque attraverso ciò che fa o ciò che ha che egli rivive l’umiliazione.

Il masochista si crede quindi sporco e si ritiene inferiore agli altri e tenta di nascondere il suo “sentire” dietro uno strato di grasso. Spesso ha un corpo tondo, dovuto non alla massa muscolare robusta, ma proprio al grasso in eccesso. Se è solo una parte del corpo ad essere rivestita di grasso, (pancia, fianchi, sedere, etc), ciò indica una ferita non molto profonda. Può avere collo, viso ed occhi tondi, statura non molto alta.

E’ difficile per il masochista riconoscere la propria ferita ed ammettere di sentirsi umiliato o di provare vergogna. Ci può volere del tempo. A volte riesce a controllare bene il suo peso, quindi a mascherare bene ciò che prova.
Siccome vuole farsi vedere forte e non essere più soggetto al controllo degli altri, il masochista si fa carico di moltissime cose e si mostra particolarmente efficiente. Più si occupa degli altri e più si dimentica di se stesso e, per fare questo, si riveste sempre più di grasso, che gli permette di “anestetizzarsi” e non sentire ciò che sta facendo a Sé. Ha una grande difficoltà nel riconoscere ed esprimere le sue vere necessità, perché in famiglia gli è stato insegnato a tacerle, per non far vergognare i suoi cari. Il masochista di solito è ipersensibile, basta pochissimo per ferirlo, di conseguenza fa il possibile per non ferire gli altri; non appena qualcuno che ama si sente infelice crede si esserne responsabile.

Spesso il masochista viene riconosciuto per le sue capacità di far ridere gli altri, ridendo di sé; è molto espressivo quando racconta un aneddoto e trova sempre la maniera per rendere i fatti divertenti.

Dedicandosi agli altri crede di evitare d’essere umiliato quando, in realtà, vive costantemente questa sensazione, perché lascerà che gli altri si approfittino di lui. Facendo tutto per gli altri non si rende conto che fa vivere a loro l’umiliazione di non sentirsi in grado di occuparsi delle proprie faccende, di non potersela cavare senza di lui.

Non avrà quasi mai la soddisfazione di sentire riconosciuto il proprio impegno, anche perché spesso non si rende conto di quanto spazio occupi nelle vite degli altri per questo suo modo di fare. Il suo corpo stesso sarà la dimostrazione della necessità che ha di prendere spazio e solo quando si sarà reso conto di avere un valore non sentirà più il costante bisogno di dimostrare agli altri quanto sia bravo.

La sua più grande paura è la LIBERTÀ'. E' convinto che non saprebbe gestire il fatto di essere libero a modo suo. Non si crede e non si sente libero a causa dei molti vincoli ed obblighi che si è creato da solo. Le persone che lo circondano, invece, lo considerano liberissimo, perché in generale trova il modo di fare ciò che aveva deciso di fare. Non aspetta che gli altri i manifestino per prendere le sue decisioni, e anche se ciò che decide gli impedirà di essere libero, agli occhi degli altri avrà tutta la libertà di decidere diversamente, se volesse.  Inconsciamente fa il possibile per non essere libero dunque, ed è quasi sempre lui a deciderlo, attirando situazioni e persone che l'umilieranno. 

 

Ecco perché è importante ricordare che non è ciò che viviamo che ci fa soffrire , ma la nostra reazione a ciò che viviamo, a causa delle ferite non guarite!

 

L'ideale sarebbe di cercare fin da subito a riconoscere la maschera che ci siamo infilati, identificare la ferita che cerchiamo di nascondere e cercare di richiuderla con amore, senza giudicarci o giudicare, senza criticarci o criticare ma perdonandoci e perdonando i nostri genitori.

 

 

 

 

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