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SUPERARE IL TRAUMA DELLA NASCITA

February 9, 2020

Nel Rebirthing lo "scenario di nascita" riguarda quel periodo che va dal concepimento sino al primo anno di vita ed oltre; durante il mio percorso ho cambiato completamente visione sulla nascita, ho avuto i miei due figli con parto casareo ma se potessi tornare indietro farei di tutto per partorire in casa nella vasca da bagno... alcune amiche stupite mi hanno chiesto spiegazioni su come era possibile un cambio cosi radicale di posizione? In questo articolo proverò a spiegarlo.

 

 “C’è una tribù in Africa Orientale in cui l’arte della relazione profonda è nutrita anche prima della nascita.

In questa tribù la data di nascita di un figlio non è il giorno effettivo della sua nascita né il giorno del concepimento, come in altri villaggi.

Per questa tribù la data di nascita è la prima volta che il figlio è un pensiero nella mente della mamma .

Consapevole della sua intenzione di concepire un bambino con un particolare padre, la mamma va a sedere da sola sotto un albero. Lì si siede e ascolta fino a quando può sentire la canzone del bambino che spera di concepire.

Una volta che l’ha sentita, torna al villaggio e la insegna al padre in modo che possano cantarla insieme mentre fanno l’amore invitando il bambino a unirsi a loro. Dopo che il bambino è stato concepito, la mamma canta la canzone per il bambino che è nel suo grembo.

E poi la insegna alle donne anziane e alle ostetriche del villaggio perché, durante il travaglio e al momento miracoloso della nascita, il bambino sia accolto con la sua canzone.

Dopo la nascita tutti gli abitanti del villaggio imparano la canzone del loro nuovo membro e la cantano al bambino quando lui cade o si fa male.

La canzone è cantata nelle occasioni di trionfo, nei rituali e nelle iniziazioni.

Diventa poi parte della cerimonia del suo matrimonio e, alla fine della vita, i suoi cari si riuniranno attorno al letto di morte e canteranno questa canzone per l’ultima volta.”

(J. Kornfield, 1996)

 

Ho avuto modo di conoscere ed ascoltare il Dr Thomas Verny, principale esperto a livello mondiale sugli effetti che l’ambiente prenatale e postnatale possono avere sullo sviluppo della personalità;  nel suo libro ‘Vita segreta prima della nascita’ Verny ci aiuta a riflettere sull’importanza che ha, per il bambino e per la mamma, il periodo di gestazione dei nove mesi che precedono il parto.

 

Anche i più moderni studi scientifici riconoscono ormai che, nel corso delle settimane che precedono il parto, il feto è tutt’altro che un essere inconsapevole o insensibile; molti dei “ricordi” che lo porteranno poi a creare vere e proprie credenze si formano già in questo periodo.

Molti di questi condizionamenti dipendono da come la mamma decide di “comunicare” ciò che sta provando o sentendo all’essere che ha in grembo.

 

Verny, in un passo molto significativo del suo libro afferma:

”…in breve, quindi, benché siano importanti gli stress esterni affrontati dalla donna, è chiaro che la cosa più importante sono i sentimenti nei riguardi del figlio. I suoi pensieri e le sue sensazioni sono il materiale sul quale il nascituro si modella. Quando sono positivi e favorevoli, il bambino riesce a superare molto più facilmente qualsiasi situazione di difficoltà.”

E ancora:

“Ciò conduce a un’unica possibile conclusione: il legame dopo la nascita, che era sempre stato considerato come un fenomeno unico e insolito, è in realtà il prolungamento di un contatto che ha avuto inizio molto tempo prima, nell’utero”

 

 

Uno dei primi, nel mondo occidentale, a comprendere il legame tra le condizioni di nascita e l’influenza che questa aveva sui comportamenti successivi fu il medico francese Frédérik Leboyer , che con il suo libro "Per una nascita senza violenza" indicò un nuovo atteggiamento nei confronti della nascita, dimostrando che un ambiente calmo e adeguato il più possibile alle esigenze del bambino (quindi con ridottissimi elementi di disturbo quali luci intense, rumori forti e temperature estreme) permetteva che i neonati venissero al mondo in modo più sereno, rivoluzionando così la cultura del parto praticata sino in quel momento.

 

Infatti, anche se la nascita é normale, di per sé, é un evento intenso e a volte drammatico per il nascituro; possiamo dire che la natura ha però preparato il bambino ad affrontarla e a far sì che, con l’amore dei genitori, possa facilmente superarlo .

 

Sia la madre che il bambino hanno avuto nove mesi per prepararsi a un parto che si svolga il più tranquillamente possibile grazie ai flussi ormonali che sincronizzano le reciproche reazioni: se non ci sono interferenze nelle fasi del processo, la nascita avviene naturalmente senza traumi né complicazioni, e di conseguenza non si svilupperanno blocchi di memorie traumatiche .

 

È fondamentale che il bambino resti con la madre finché non si è ripreso dalla fatica del parto e non si è ambientato; che il taglio del cordone ombelicale avvenga quando il bambino ha incominciato a respirare in autonomia, rispettando la gradualità del processo di movimento ed espansione dei polmoni; che si lasci tempo alla madre e al figlio di instaurare il nuovo legame.

 

 

Il rispetto dei tempi naturali sia durante il travaglio e il parto, che nella fase immediatamente successiva, permetterà che il dolore fisico provato dalla madre non si trasformi in uno stimolo minaccioso per il bambino, con la successiva registrazione del trauma.

 

Lo stesso Leboyer scrive:

“Questo istante della nascita, è per il nascituro un momento di fragilità estrema: bisogna rispettarlo! Il bambino è tra due mondi: su una soglia.

Esita. Non fategli fretta. Non spingetelo. Lasciatelo entrare.

Che momento! Che cosa strana!

Questo esserino che non è più un feto e non è ancora un neonato.

Non è più dentro la madre, l’ha lasciata.

Eppure lei respira ancora per lui

È l’istante analogo a quello in cui l’uccello corre con le ali spiegate e poi di colpo, appoggiato sull’aria, volerà.

Quando si è staccato da terra, quando ha decollato?

Non si sa. Come non si sa dire quando la marea che sale comincia a ridiscendere.

Un momento ineffabile, impalpabile, il momento della nascita, quello in cui il bambino lascia la madre…

Questo momento fragile, impercettibile, voi, con le vostre mani rozze, non dovete toccarlo senza capire.

Lasciate stare il bambino. Lasciatelo fare.

Voi siete degli zotici. Voi non capite più nulla dei misteri.

Il bambino viene dal mistero.

E sa.

Guardatelo, sta avvicinandosi alla riva. Le onde lo spingono ancora. Lo sollevano in alto sopra la rena.

E finalmente lo posano. Eccolo libero. E terrorizzato di esserlo.

Non intervenite. Lasciatelo stare. Lasciatelo fare.

Lasciategli il tempo.

Il sole si alza forse di colpo?

Tra il giorno e la notte non indugia forse l’alba incerta, e la lenta maestosa gloria della aurora?

Lasciate alla nascita la sua lentezza e la sua gravità. Questo momento miracoloso che ci sfugge è come la fine del sonno: si dorme.

Eppure, di colpo, ci si rende conto: oh sto per svegliarmi. Si è tra due mondi”

 

Il momento della nascita e del periodo primale, influenza quindi profondamente il modo in cui le persone vivranno la propria esistenza, l’apprendimento e le relazioni che intrecceranno .

Il ricordo della nascita, cioè il passaggio dal liquido amniotico all’aria e a un ambiente di eccezionali stimoli sonori, visivi e cinetici, e per di più di temperatura notevolmente inferiore a quella del corpo della madre, svolge un ruolo significativo nel modo in cui si percepisce il mondo, si apprende e si interagisce con gli altri.

 

Per nove mesi il bambino ha vissuto in un ambiente protetto dalle influenze esterne, caldo e confortevole, nella maggior parte dei casi, e l’intensa esperienza del passaggio da un ambiente all’altro lascia delle memorie indelebili che determineranno molti aspetti del comportamento futuro.

Trattandosi del primo contatto con il mondo esterno, e trattandosi di un’esperienza per molti aspetti faticosa e drammatica, molte delle paure, delle insicurezze e delle difficoltà che l’individuo incontra durante la propria vita possono essere ricondotte ai primi momenti di vita e alle condizioni in cui si è svolto il parto .

 

 

Leonard Orr, il padre del Rebirthing , afferma che:

 

“Già durante e dopo una nascita dolorosa prendiamo le prime decisioni della nostra vita; queste hanno lo scopo di preservarci da ulteriori sofferenze, e continueranno ad attivarsi fino a quando non ne rielaboreremo la causa e la risultante tendenza a ‘evitare’”.

 

È importante riuscire a liberare l’energia legata al trauma di nascita poiché si tratta della prima memoria “bloccata” di una serie, collegata a sensazioni o esperienze specifiche e negative.

La prima memoria, infatti, crea una predisposizione del cervello a bloccare tutte le altre esperienze simili.

 

Per concludere vi porto un esempio pratico: le nascite con sesso non corrispondente alle aspettative dei genitori (eccomi!!!!).

In questo caso il bambino, che è un essere cosciente già nell’utero, sa già che sarà una delusione, e questa situazione gli sembrerà senza vie d’uscita. Questi bambini tenderanno spesso a identificarsi col sesso opposto o a sentirsi confusi rispetto alla loro identità sessuale e a ciò che gli altri si aspettano da loro in quanto uomo o donna; Tenderanno a creare delle relazioni nelle quali si sentiranno non adeguati in quanto uomini o donne; Si sentono non accettati, tristi, arrabbiati e provano risentimento nelle relazioni in cui, peraltro, non si accettano.

Si sentono insoddisfatti nelle relazioni perché non sanno cosa dare/ricevere; vedono il mondo e le relazioni come un luogo ostile; talvolta sono più felici da soli ed hanno molta paura di essere delusi... Qualcuno di voi si ritrova in questa descrizione?

 

Ebbene, per riuscire a superare il trauma di nascita, che molti di noi non sanno nemmeno di aver vissuto e che condiziona in maniera inconscia le nostre relazioni, è necessario prima di tutto sapere quali siano state le proprie modalità di nascita (naturale, cesario, voluto/nonvoluto etc). Il secondo passo sarà quello di lavorare sull’accettazione e la trasformazione delle decisioni prese su quanto è avvenuto: è la fase più difficile, visto che molti traumi, dopo essere stati “sepolti” per anni generano, una volta portati a livello di consapevolezza, rabbia e risentimento…in questo il lavoro con il Rebirthing mi ha aiutato tantissimo…anzi direi che è stato la chiave!

 

 

Sicuramente non  potrà cambiare le condizioni di nascita, ma ci aiuta a lavorare sulle decisioni inconsce che abbiamo preaso in quel momento: in questo modo potremo liberare le energie vitali rimaste bloccate nelle convinzioni limitanti legate al nostro scenario.

 

Buona rinascita....

con amore

M.

 

 

 

 

 

 

 

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