Our Recent Posts

October 18, 2020

October 4, 2020

Please reload

Archive

Please reload

Tags

Please reload

FELICITA': LA META OPPURE IL VIAGGIO?

May 31, 2020

Felicità… una parola forte che, al giorno d'oggi, sembra essere per tutti un'utopia, un qualcosa che secondo la maggior parte di noi non riguarda il presente ma si spera riguarderà il futuro.

Cos'è la felicità? Come si raggiunge? Esiste davvero? Siamo sicuri che corrisponda solo alla meta? O, piuttosto, la vera felicità è data proprio dal viaggio?

 

Tanti autori si sono interessati a questo argomento e molti di loro sono arrivati alla conclusione che… sì, si può essere felici, semplicemente usando alcuni "accorgimenti" nella vita di tutti i giorni. Non serve dunque diventare ricchi, possedere oggetti, essere più estroversi perché… la felicità è alla portata di tutti.

 

 

Secondo il noto psicologo americano Martin Seligman, la felicità è il risultato dell'interazione tra la valutazione del passato, le aspettative sul futuro e, soprattutto, la valutazione del presente.

 

Al contrario di quello che le persone dicono a sé stesse (frasi del tipo "sarò felice quando comprerò l'auto dei miei sogni", "sarò felice quando andremo a convivere" etc) per essere davvero felici non bisogna tralasciare il qui ed ora focalizzandoci sul domani ma bisogna valorizzare prima di tutto il momento presente. Non si può pensare di essere felici domani senza pensare all'oggi, pertanto è bene valorizzare ogni singolo momento presente.

 

Per essere felici domani, dobbiamo essere felici OGGI

 

 

Ma come si fa ad essere felici nel presente se siamo pieni di problemi e preoccupazioni? La felicità presente possiamo trovarla nei piaceri e nelle gratificazioni, ovvero praticando attività che reputiamo piacevoli, impegnandoci in qualcosa che ci consenta di utilizzare le proprie potenzialità, individuando un obiettivo e orientando la propria vita verso questo, godendo di relazioni positive.

 

Attraverso queste semplici attività è possibile raggiungere il benessere psicologico ma, per ottenere ciò, è fondamentale l'allenamento. E' necessario, dunque, imparare ad adottare dei piccoli accorgimenti positivi ogni singolo giorno.

 

 

Poiché la tendenza più comune è quella di focalizzarsi soltanto sulle cose negative che ci capitano (grandi o piccole che siano), è necessario controbilanciare tale cattiva abitudine indirizzando la nostra attenzione selettiva verso le cose positive.

Un esempio per fare ciò ci è stato suggerito dallo stesso Seligman attraverso il "diario della gratitudine": ogni giorno appuntarsi su un quaderno tre cose grandi o piccole che sono andate bene e il motivo. Questo esercizio, per quanto possa sembrare banale, ci fa prendere consapevolezza dei momenti positivi ed ha effetti sul benessere psicofisico.

 

La gratitudine, infatti, migliora lo stato emotivo e le relazioni.

 

Nello specifico, se ci focalizziamo sulle cose per cui siamo grati le notiamo di più rispetto a quelle negative!

 

 E per quanto riguarda le preoccupazioni e i problemi? Si può essere felici anche "con loro". Nessuno di noi è esente da preoccupazioni e difficoltà, chi più e chi meno, perciò è necessario imparare a "conviverci" non rinunciando alla propria possibilità di essere felici.

 

La nota psicologa Dowthwaite ci suggerisce di ritagliare ogni giorno uno spazio della giornata di massimo 5 -10 minuti da "dedicare" alle preoccupazioni, evitando dunque che esse occupino la maggior parte della nostra giornata e impediscano ai nostri pensieri positivi di venire a galla

.

Quotidianamente, la maggior parte di noi, ricercando la felicità nel modo sbagliato, ottiene esattamente l'opposto. Esistono, infatti, due veri e propri ostacoli alla felicità: la ricerca della felicità eterna (la pretesa di essere sempre felici e per sempre) e il non godersi a pieno i momenti di felicità che ci ritroviamo a vivere perché pensiamo di non meritarli.

Bisogna, dunque, rinunciare alla felicità eterna e godersi al 100% quei momenti di felicità quando vengono a trovarci.

 

Daniel Gilbert, psicologo e ricercatore ad Harvard, distingue  tre tipologie di felicità, tre categorie di eventi/condizioni nei quali una persona può percepire uno stato di benessere che può essere soggettivamente etichettato come felicità.

 

 

1. Felicità emotiva
In questa prima accezione, la felicità corrisponde ad uno stato emotivo contingente e transitorio dato da uno stimolo esterno: il finale di un film, il nostro piatto preferito, un tramonto mozzafiato…

Questo tipo di felicità probabilmente è più affine alla gioia: un’emozione primaria, immediata e di breve durata che rappresenta la nostra più primitiva modalità di reagire a qualcosa che ci provoca uno stato di benessere.

Questo stato emotivo si accompagna spesso anche a una certa quota di sorpresa. Si tratta fin qui di un’emozione più che di un sentimento duraturo, di una reazione breve e emotivamente forte ad uno stimolo temporaneo, al raggiungimento di una meta di importanza o durata limitata nel tempo.

 

2. Felicità morale
Di ben altra natura è quella che Gilbert identifica come felicità morale: il senso di soddisfazione e benessere che ricaviamo dal sentire di vivere all’altezza dei nostri standard morali, dei nostri valori più profondi.

Questa seconda accezione di felicità è, a ben vedere, molto differente dalla prima. Parliamo di uno stato d’animo probabilmente molto meno “esplosivo”, ma più profondo e duraturo, non strettamente dipendente da stimoli e contingenze esterne, ma più legato a una percezione stabile di noi stessi.

In questo senso la felicità morale potrebbe avere importanti connessioni con l’autostima, un senso stabile e positivo di identità personale, un buon senso di autoefficacia: sentire di essere delle “buone” persone ci rende felici. La felicità qui sembra data da come si procede durante il viaggio più che dalla meta finale!

 

3. Felicità legata al giudizio
Non lasciatevi ingannare dalla definizione: non si allude qui al piacere sadico che qualcuno potrebbe provare nel giudicare severamente gli altri!

Per felicità, in questa terza accezione, si intende piuttosto riferirsi a tutte quelle credenze a priori che le persone hanno su ciò che, a loro avviso, potrebbe renderle felici. Credenze che possono rivelarsi sia esatte che illusorie.

Si pensi a quanto spesso si dice che il denaro non dà la felicità: se fosse una credenza tanto radicata non ci sarebbe bisogno di ricordarcelo continuamente!

Per alcuni ciò che fa la felicità può essere un'auto nuova, per altri il mettere al mondo un figlio, per altri ancora pubblicare un libro… Qui la felicità va in qualche modo a integrarsi con quelli che sono i progetti di vita e le scelte esistenziali e quindi la meta che intendiamo raggiungere.

 

Ma, come dire, c’è un trait d'union, un elemento di connessione, fra tutte queste diverse accezioni di felicità? Secondo gli psicologi sì e sembrerebbe essere la qualità delle relazioni. Durante nel nostro “viaggio” di vita scegliamo bene a chi prestare la nostra attenzione.... ne va della nostra felicità!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Please reload

 

©2018 by IL VELO DI MAYA: OSSERVARE LA REALTÀ OLTRE L’ILLUSIONE. Proudly created with Wix.com