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Il dialogo tra il maschile e il femminile dentro di noi: una danza che nasce dall’infanzia

  • mayam21
  • 4 minuti fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Durante un recente incontro di terapia di gruppo è emerso un tema che mi ha toccata profondamente: il rapporto tra il maschile e il femminile presenti dentro ciascuno di noi.

Un argomento affascinante, ma anche complesso, perché mi sono resa conto di avere ancora molta confusione a riguardo. E forse è proprio quando qualcosa ci confonde che vale la pena fermarsi ad ascoltare.


Quando parliamo di maschile e femminile non ci riferiamo semplicemente all’essere uomini o donne, né ai ruoli che la società ci attribuisce. Parliamo piuttosto di due energie, due modalità di stare al mondo che convivono dentro ogni essere umano.


Il femminile è l’energia dell’accoglienza, dell’intuizione, dell’ascolto, della sensibilità e della capacità di affidarsi. È la parte che sente, che nutre, che sa sostare nell’incertezza e dare spazio alle emozioni.


Il maschile è l’energia dell’azione, della direzione, della protezione, dei confini e della concretezza. È la parte che decide, che sostiene, che trasforma le intuizioni in realtà.

Nessuna delle due è migliore dell’altra.

È dal loro dialogo che nasce l’equilibrio.

Spesso però non cresciamo in un ambiente che favorisce questa armonia.

Le esperienze vissute con i nostri genitori, o con le figure che si sono prese cura di noi, influenzano profondamente il modo in cui sviluppiamo queste energie interiori.


Se da bambini abbiamo percepito che mostrare fragilità era pericoloso, potremmo aver imparato a rafforzare il nostro maschile interiore: controllare, fare, essere forti, cavarcela da soli.


Se invece abbiamo ricevuto amore soprattutto quando ci prendevamo cura degli altri, potremmo aver sviluppato un femminile molto disponibile e accogliente, imparando a mettere da parte i nostri bisogni pur di mantenere il legame.

Così, ciò che nasce come una risorsa può trasformarsi in una strategia di sopravvivenza.


Un maschile ferito può manifestarsi attraverso il bisogno di controllare tutto, la difficoltà a fidarsi, la paura di chiedere aiuto, l’incapacità di riposare.

Ci si sente costantemente responsabili di tutto e di tutti.

Si fa fatica a ricevere.

Si vive nella convinzione che il proprio valore dipenda da ciò che si produce, da quanto si è forti o indispensabili.

Dietro questa apparente forza, spesso si nasconde una profonda paura di essere vulnerabili.


Un femminile ferito può invece portare a sacrificarsi continuamente per gli altri, a non saper dire di no, a confondere l’amore con il bisogno di essere necessari.

Può rendere difficile riconoscere i propri desideri e i propri confini.

Si può diventare estremamente empatici verso il dolore altrui, ma incapaci di ascoltare il proprio.

Dietro questa disponibilità infinita, spesso si nasconde la paura di non essere amati per ciò che si è veramente.


Non ereditiamo soltanto il colore degli occhi o alcuni tratti del carattere.

Ereditiamo anche modelli relazionali.

Abbiamo osservato nostra madre amare, sacrificarsi, esprimere o trattenere le emozioni.

Abbiamo osservato nostro padre proteggere, essere presente o assente, accogliere o giudicare.

E spesso, senza rendercene conto, abbiamo interiorizzato quelle esperienze.


Non perché i nostri genitori abbiano sbagliato.

Semplicemente perché anche loro, a loro volta, hanno amato con gli strumenti che possedevano.

E così, dentro di noi, si sono formate immagini inconsce del maschile e del femminile che continuano ad accompagnarci nelle relazioni adulte.


E nelle relazioni sentimentali Accade qualcosa di straordinario e, allo stesso tempo, doloroso.

L’altro diventa uno specchio.


Molte delle dinamiche che viviamo in coppia non riguardano soltanto la persona che abbiamo accanto, ma il dialogo, o il conflitto, tra il nostro maschile e il nostro femminile interiori

Chi ha sviluppato un forte bisogno di controllo potrebbe scegliere partner più dipendenti, oppure persone sfuggenti da inseguire continuamente.

Chi teme l’abbandono potrebbe annullarsi pur di non perdere l’altro.

Chi non ha imparato a fidarsi potrebbe avere difficoltà ad abbandonarsi all’amore.

Chi è cresciuto sentendosi responsabile della felicità degli altri potrebbe trasformarsi nel salvatore della coppia, dimenticandosi di sé.


E così, molte volte, non sono due persone a incontrarsi. Sono due storie, due bambini interiori, due ferite che cercano inconsapevolmente guarigione.


Forse crescere significa proprio questo.

Imparare a riconoscere quale voce parla dentro di noi.


Quando voglio controllare tutto, chi sta parlando?

Quando non riesco a dire di no, quale paura sto cercando di evitare?

Quando inseguo chi non mi sceglie, cosa sto cercando davvero?

Quando mi chiudo e non chiedo aiuto, quale parte di me teme di essere ferita?


Ascoltare il maschile e il femminile significa imparare a riconoscere queste voci.

E forse la guarigione non consiste nel far tacere una delle due, ma nel permettere loro di incontrarsi.


Perché un femminile sano sa accogliere senza annullarsi.

E un maschile sano sa proteggere senza controllare.

Il femminile insegna al maschile ad ascoltare.

Il maschile insegna al femminile a scegliere.

E insieme ci ricordano che non siamo chiamati a essere perfetti.

Siamo chiamati a diventare interi.


Forse l’amore più importante che incontreremo nella vita sarà proprio quello che nascerà quando queste due parti, dopo anni di distanza e incomprensioni, smetteranno di combattersi e finalmente si prenderanno per mano.


Perché la pace che cerchiamo fuori, molto spesso, è una riconciliazione che attende di avvenire dentro di noi.

 
 
 

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