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La stanchezza emotiva silenziosa: quando sorridi fuori e ti spegni dentro

  • mayam21
  • 5 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Ci sono dolori che non fanno rumore.

Non chiedono spazio.

Non si vedono.

E proprio per questo, spesso, non vengono riconosciuti.

La depressione funzionale è una di queste forme invisibili.

Non ha il volto che ci hanno insegnato a identificare. Non è sempre isolamento, non è sempre pianto, non è sempre immobilità.

A volte è l’esatto contrario.

È presenza costante.

È efficienza.

È “tutto sotto controllo”.


Chi vive una depressione funzionale ha imparato molto presto una cosa:

non può permettersi di crollare.

Spesso sono persone che, fin da bambine, hanno sentito che il loro dolore era “troppo”.

Che la loro stanchezza era un peso.

Che le loro emozioni mettevano a disagio.


Così hanno fatto ciò che sanno fare meglio: adattarsi…..e fidatevi, parlo per esperienza!


Sì impara a sorridere anche quando il petto pesa. A dire “va tutto bene” quando dentro c’è un vuoto enorme. A essere forti, affidabili, presenti.

Sempre.

Per tutti.

Ma mai per sé.


La vita continua.

Le giornate scorrono.

Si lavora, si risponde, si organizza, si accudisce.

Si funziona!

E da fuori sembra tutto perfetto.

Ma dentro?


Dentro succede qualcosa di molto diverso.



Ci si spegne lentamente l’entusiasmo.

Si affievolisce il desiderio.

Si perde il senso di appartenenza alla propria vita.

È come vivere dietro un vetro:

tocchi le persone, ma non le senti davvero.

fai le cose, ma non le vivi. Esisti, ma non ti attraversi.


Ma non è sempre la stanchezza a bloccare. A volte è il fare continuo.

Vi è mai capitato di riempire ogni spazio, ogni momento, ogni silenzio?

Questo spesso capita non per vivere di più, ma per sentire di meno. Perché fermarsi significherebbe incontrare quel vuoto.

E quel vuoto fa paura.

Così si va avanti.

Sempre avanti. Senza mai fermarsi abbastanza da ascoltarsi davvero.


Paradossalmente, il pericolo più grande della depressione funzionale non è il crollo ma il non crollare mai.

Perché chi “funziona” non viene visto, non viene preso sul serio, non riceve aiuto

Anzi, viene spesso rinforzato nel suo ruolo con parole che pesano come “Tu sei una roccia”, “Sei sempre così forte”, “Non so come fai”, e così si continua.

Sì continua a reggere.

Sì continua a esserci.

Si continua a spegnersi.


Uscire da questo schema non significa smettere di funzionare. Significa iniziare, lentamente, a sentirsi. E lo so, facile a dirsi ma difficilissimo a farsi.

Ma prima o poi bisogna permettere di essere fragili senza vergogna e soprattutto di non avere sempre tutto sotto controllo.

Significa farsi una domanda che forse non ci facciamo da anni: “Come sto davvero?”

E restare lì, in ascolto, senza scappare.


Se ti sei riconosciuta in queste parole, fermati un attimo.

Respira.

E lascia entrare questa verità:

non devi meritarti l’amore funzionando.

non devi guadagnarti lo spazio essendo perfetta.

non devi dimostrare niente a nessuno per avere diritto a sentirti.


Hai diritto di crollare.

Hai diritto di essere vista.

Hai diritto di essere sostenuta.


Anche , e soprattutto, quando da fuori sembri  per tutti “quella forte”.

 
 
 

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